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Apophis, un ritorno senza collisione con la Terra

Fra sette anni, nella notte del 13 aprile 2029, l’asteroide Apophis passerà a meno di 32 000 chilometri dalla superficie della Terra, ben più vicino della distanza a cui si trovano i satelliti geostazionari. E i nuovi dati, confermati anche dal GAL Hassin, mostrano che per i prossimi 100 anni potremo stare tranquilli.

Sarà sicuramente un ritorno tranquillo e, possiamo anche dire, “appassionante” per tutti gli abitanti della Terra, quello di 99942 Apophis, l’asteroide che ha fatto parlare di sé per molti anni, dal giorno della sua scoperta avvenuta il 19 giugno 2004 da parte di tre astrofisici, Roy A. Tucker, David J. Tholen e Fabrizio Bernardi, al Kitt Peak National Observatory in Arizona. Fra sette anni, esattamente il 13 aprile 2029, l’asteroide Apophis passerà a meno di 32 000 chilometri dalla superficie della Terra, una distanza inferiore rispetto alla quale si trovano i satelliti geostazionari, rendendosi visibile anche ad occhio nudo per alcune ore per l’Italia, cosa unica nel caso di Apophis, dato che solo l’asteroide 4 Vesta, essendo luminoso, raggiunge in opposizione una magnitudine tale da risultare visibile ad occhio nudo.

L’avvicinamento di Apophis con la Terra del 13 aprile 2029. I puntini blu rappresentano i satelliti geostazionari, a 36 000 km di quota. Crediti: NASA/JPL-Caltech.

Sedici anni più tardi possiamo tirare un sospiro di sollievo ma, difficilmente, alcuni ricercatori di NASA e ESA dimenticheranno la notte di Natale del 2004 quando i calcoli dell’orbita di 99942 Apophis avevano mostrato che, con un diametro di 300 metri di diametro, l’oggetto risultava avere più di due possibilità su cento di colpire la Terra esattamente il 13 aprile 2029. “Si trattava della previsione più nefasta mai registrata per un Near-Earth Asteroid con dimensioni superiore ai 140 metri” afferma Alessandro Nastasi del GAL Hassin, impegnato nella ricerca di asteroidi e comete. “Questa è infatti la dimensione oltre la quale comete e asteroidi Near–Earth vengono anche classificati come potenzialmente pericolosi, in quanto un loro ingresso in atmosfera non riuscirebbe a disintegrarli completamente, portando alla sopravvivenza di un bolide di qualche decina di metri di diametro, con un’energia tale da essere in grado di provocare disastri su scala regionale oppure a uno tsunami nel caso di impatto sull’oceano”.

Per il suo ultimo passaggio vicino alla Terra si è svolta una campagna osservativa a livello internazionale coordinata dall’International Asteroid Warning Network (IAWN), organizzazione che raggruppa e coordina gli sforzi di numerosi enti ed istituti di tutto il mondo per la scoperta e il monitoraggio di asteroidi Near-Earth allo scopo di proteggere il nostro pianeta da un possibile impatto. Il GAL Hassin è parte dello IAWN da febbraio 2020 e ha partecipato alla Campagna osservativa con il Telescopio Galhassin Robotic Telescope 1 (GRT1). “L’esperimento ha avuto successo in quanto, dopo appena un mese di osservazioni, è stato possibile stimare la regione del nostro pianeta che sarebbe stata a maggior rischio di impatto per il 2029” continua Alessandro Nastasi, che ha portato avanti la campagna osservativa Apophis per il GAL Hassin. “In un paio di mesi le analisi e le simulazioni compiute da tutti i partecipanti, tuttavia, hanno permesso di escludere qualunque probabilità di impatto con la Terra. Apophis ci passerà vicino nel 2029 ma non ci colpirà”.

Fig. 2 Un’animazione delle immagini di Apophis riprese il 2 febbraio 2020 col GRT1 da Alessandro Nastasi. Crediti: Alessandro Nastasi/GAL Hassin.
Fig. 3 (in basso) Un’animazione del moto di rotazione di Apophis attorno al proprio asse. L’asteroide impiega circa 30.5 ore a ruotare su sé stesso, mostrando una diversa luminosità a seconda della zona illuminata dal sole. Crediti: 3d-asteroids.space

Un’altra caratteristica strategicamente importante da studiare degli asteroidi potenzialmente pericolosi è il modo in cui questi oggetti riflettono la luce del Sole e di come questa proprietà vari in funzione del tempo (la cosiddetta “curve di luce”). “Questi elementi possono essere importanti per capire la geometria e la composizione del corpo celeste, ma anche il suo grado di coesione: nel caso la velocità di rotazione sia molto elevata, infatti, è possibile dedurre che si tratti di corpi molto coesi e densi, perché altrimenti si sfalderebbero sotto la propria forza centrifuga” afferma Nastasi. Le deboli variazioni di luminosità rilevate dal telescopio GRT1 tra il 28 e il 31 marzo 2021 hanno permesso di ottenere la curva di luce e, da essa, stimare il periodo di rotazione dell’asteroide. Nel corso di una stessa notte, l’asteroide ha mostrato una variazione di luminosità significativa, legata alla sua forma. Tale variazione non si sarebbe avuta se l’oggetto fosse stato perfettamente sferico (la curva sarebbe risultata piatta). Nonostante le condizioni meteo non del tutto ottimali (aspetto che si riflette in una maggiore dispersione dei punti), i dati ottenuti dal GRT1 hanno permesso di ricavare un periodo di rotazione di Apophis pari a 30,9 ore, confrontabile con quello di 30,4 ore riportato in letteratura.

Fig. 4: Curva di luce di (99942) Apophis ricavata con le osservazioni del GRT1 (28-31 marzo 2021) che mostrano un periodo di rotazione del corpo pari a 30,9 ore, molto vicino a quello riportato in letteratura di 30,4 ore. Crediti: Alessandro Nastasi/GAL Hassin.

Calcoli alla mano, Apophis non ci colpirà neppure per i prossimi 100 anni. Uscito quindi dalla Risk Lisk degli oggetti pericolosi, Apophis sarà uno spettacolo anche per gli italiani che, tempo permettendo, la sera del 13 aprile 2029 potranno alzare gli occhi al cielo per osservarlo ad occhio nudo. Dai calcoli compiuti con il programma ORSA, Albino Carbognani, INAF – Osservatorio Astronomico di Bologna, ha stimato che sorgerà a sud-est verso le ore 18.00 italiane già ben visibile ad occhio nudo. Spostandosi rapidamente nel cielo, attraversando le costellazioni del Corvo, del Leone e del Cancro raggiungerà la sua minima distanza con la Terra, per poi allontanarsi da noi attraversando le costellazioni dell’Auriga e del Perseo, rimanendo visibile per circa 4-5 ore. Uno spettacolo unico, da non perdere. Appuntamento, dunque, fra sette anni con un protagonista non più pericoloso nel nostro cielo.