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De mora luminis: il metodo di Roemer per il calcolo della velocità della luce confermato 350 anni dopo

Riccardo Furgoni, collaborazione della Fondazione GAL Hassin, firma un nuovo articolo sul metodo di Roemer. Pubblicato su European Journal of Physics

A 350 anni dall’annuncio che rivoluzionò la fisica, la scoperta di Ole Roemer sulla velocità finita della luce torna protagonista in uno studio pubblicato sull’European Journal of Physics. Un team di ricercatori ha dimostrato che il celebre metodo del 1676, basato sulle eclissi del satellite gioviano Io, non solo è pienamente valido, ma permette di ottenere misurazioni estremamente precise anche con strumenti semplici e tecnologie di facile reperibilità.

La ricerca: tra storia e tecnologia moderna
Il lavoro, firmato da Fabio Falchi, Riccardo Furgoni, che collabora con la Fondazioe GAL Hassin di Isnello, Paolo Gattillo e Maurizio Francesio, ha messo a confronto due approcci osservativi: uno “storico”, utilizzando piccoli telescopi rifrattori con diametri da 80 mm e 115 mm (comparabili a quelli di fine XVII secolo) e la misurazione del tempo tramite comuni cronometri; e uno moderno, che ha impiegato un telescopio da 203 mm equipaggiato con una camera digitale CMOS e timestamp sincronizzato con orologi atomici.

I risultati hanno confermato la robustezza del metodo: le osservazioni visuali accoppiate ad accurate effemeridi hanno fornito una stima di c entro il 2% del valore attuale, mentre l’uso della tecnologia digitale ha permesso di calcolare una velocità della luce di 298.200±1.900 km/s, con uno scarto minimo rispetto al valore standard di 299.792 km/s.

Risolto il mistero dei “risultati altalenanti” di Roemer
Lo studio getta nuova luce sulle difficoltà incontrate dallo scienziato danese. All’epoca, Roemer ottenne valori variabili (tra 242.000 e 283.000 km/s) e fu criticato anche da importanti colleghi come Cassini. L’analisi odierna rivela che tali discrepanze non erano dovute a un limite intrinseco del metodo o degli strumenti ottici, ma alla scarsa conoscenza della dinamica orbitale di Giove nel Seicento. All’epoca, la teoria delle orbite ellittiche e le perturbazioni gravitazionali non erano ancora pienamente sviluppate, impedendo una sincronizzazione perfetta dei dati.

Un valore storico e scientifico
“Questa ricerca evidenzia per la prima volta che il metodo di Roemer è facilmente utilizzabile e fornisce stime con un margine di errore molto ridotto se supportato da modelli orbitali corretti”, spiegano gli autori. “Roemer fu sempre riluttante a pubblicare il valore numerico della velocità della luce dato che la presenza di risultati altalenanti gli aveva fatto comprendere che dovessero esistere dei fattori di perturbazione che non riusciva a quel tempo a spiegare. La sua prudenza ci insegna ancora oggi quanto nel mondo della scienza sia importante mantenere un comportamento non sensazionalistico limitandosi a fare affermazioni precise solo se in possesso di dati convincenti e corretti. A 350 anni di distanza siamo felici di aver messo fine sperimentalmente ai dubbi relativi al suo metodo che si rivela di piena e facile applicazione pratica”.

Contatti per la stampa: Fabio Falchi E-mail: falchi@istil.it
Paper disponibile su European Journal of Physics

Articolo pubblicato su European Journal of Physics. Uno degli autori, Riccardo Furgoni, è collaborazione della Fondazione GAL Hassin.



Fabio Falchi, Riccardo Furgoni (Fondazione GAL Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche, Isnello), Paolo Gattillo, Maurizio Francesio†, De mora luminis: Roemer’s discovery 350 years later, European Journal of Physics, Volume 47, Number 2
2026 European Physical Society.
DOI 10.1088/1361-6404/ae3f66

Riccardo Furgoni è collaboratore del programma di ricerca astrometrica del GAL Hassin, e, in particolare, scopritore assieme ad Alessandro Nastasi di due asteroidi con il Wide-field Mufara Telescope (WMT) nell’estate scorsa. Attualmente Riccardo Furgoni è docente del Polo Universitario Mantovano.

Riferimenti alle principali scoperte dell’estate 2025 con il WMT:
Dalla Terra a Marte: l’occhio del GAL Hassin va più lontano
Clamorosa scoperta al GAL Hassin: è asteroide!