L’emozione non ha voce cantava Celentano. E non si possono trovare le parole osservando, da lassù, il nostro pianeta, la Luna e una parte della capsula Orion Integrity in una sola immagine e che rappresentano l’intera umanità ripresa da una posizione davvero unica.

Quattro astronauti, il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch della NASA e lo specialista di missione Jeremy Hansen della CSA (Canadian Space Agency) in queste ore hanno raggiunto il punto di massima distanza dalla Terra arrivando là dove nessun altro essere umano era mai arrivato prima, battendo il record di Apollo 13 nel 1970, oltre 406.777 chilometri. Durante il fly by attorno alla Luna, Orion raggiungeva anche il punto di massimo avvicinamento al nostro satellite, a circa 6.500 chilometri. E pochi minuti prima che questo avvenisse, il pilota Glover, a nome di tutto l’equipaggio, ha lasciato un messaggio a tutti noi, senza tralasciare i colleghi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, a 400 chilometri dalla superficie terrestre: “Siamo in grado di sentire il vostro affetto dalla Terra. E a tutti voi che siete lì sulla Terra e intorno alla Terra va il nostro affetto dalla Luna”.
Appena riemersa dal dark side of the Moon, la capsula Orion Integrity è stata osservata per un’ora, dalle 3.30 alle 4.30 circa del 7 aprile con il telescopio a grande campo Wide-field Mufara Telescope (WMT). La caratteristica di essere a grande campo (2.5 x 2.5 deg) ha permesso di riprendere la Luna e il debole puntino luminoso appena riemerso dal suo lato nascosto in un’unica immagine. Alessandro Nastasi, astronomo informatico e responsabile delle attività di ricerca della Fondazione GAL Hassin ha poi fatto una sovrapposizione di immagini per migliorare il risultato finale. “Le osservazioni sono state estremamente complesse – dice Alessandro Nastasi – poiché dalle coordinate che si aveva, Orion era a circa 1,5 gradi dalla Luna e molto bassa sull’orizzonte: il bagliore lunare, estremamente intenso, impediva di vedere qualsiasi altra fonte luminosa nelle vicinanze. È stato necessario usare tempi di posa brevissimi, meno di mezzo secondo, e filtri che attenuassero il bagliore lunare”.
Il risultato è un’immagine che regala anche la spettacolarità del momento.


Orion Integrity in quel momento si trovava a circa 450.000 chilometri dal nostro pianeta, in prossimità del punto più lontano dalla Terra, subito dopo l’uscita dal cono d’ombra lunare. Per il GAL Hassin rappresenta l’oggetto artificiale più lontano osservato finora.