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Un’arca di Noè sulla Luna

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di Luciana Ziino

Alla Ieee Aerospace Conference, conclusasi qualche giorno, fa un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Arizona ha presentato un progetto ambizioso: realizzare sulla Luna una moderna arca di Noè dove conservare semi, spore, spermatozoi e uova congelati di 6,7 milioni di specie viventi.

L’idea non è nuova perché già nel 2006 un’associazione americana, chiamata Alliance to Rescue Civilization, aveva pensato che la Luna potesse costituire un posto sicuro per conservare il DNA di piante e animali e un’immensa banca dati delle conoscenze. Il progetto godeva dell’appoggio di illustri scienziati, come Stephen W. Hawking, che aveva aperto per primo il dibattito, affermando che l’unica via di salvezza per la specie umana fosse al di fuori della Terra.
Ma oggi il concetto viene riproposto in modo più concreto in un paper intitolato “Lunar Pits and Lava Tubes for a Modern Ark”. Come si intuisce dal titolo, il piano prevede di sfruttare la rete di circa 200 tubi lavici presenti nel sottosuolo lunare e scoperti nel 2013: si tratta di veri e propri tunnel di origine vulcanica che possono raggiungere una profondità di 100 metri.

La struttura dell’arca lunare proposta nel paper “Lunar Pits and Lava Tubes for a Modern Ark”. Crediti: Jekan Thanga

Secondo i ricercatori, sarebbero il luogo ideale per custodire le specie terrestri, perché sono al riparo dagli sbalzi di temperatura superficiale, dalla radiazione solare e dalle micrometeoriti. Probabilmente si sono formati 3-4 miliardi di anni fa e sono rimasti inalterati per tutto questo tempo.

Dunque, questi anfratti costituirebbero un riparo naturale per costudire la biodiversità terrestre. Il progetto prevede la realizzazione di un bunker al loro interno, raggiungibile attraverso degli ascensori, dove verrebbe mantenuta una temperatura di 180 gradi sotto lo zero (o ancora più bassa). In superficie una serie di pannelli fotovoltaici alimenterebbero “l’arca”.

Secondo i ricercatori, ci vorrebbero circa 250 lanci di vettori cargo per inviare sulla Luna una cinquantina di campioni per ognuna delle 6,7 milioni di specie. Per avere un’idea, la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale ha richiesto circa 50 lanci.

Sulla Terra esiste già una banca dei semi: si tratta della Svalbard Global Seed Vault e si trova su un’isola remota a metà strada tra la Norvegia e il Polo Nord. Contiene attualmente più di un milione di campioni, provenienti da quasi tutti i paesi del mondo, all’interno di una struttura in calcestruzzo, chiusa da porte d’acciaio di grande spessore e capace di resistere a una guerra nucleare.

La Svalbard Global Seed Vault, la banca dei semi che si trova sull’isola norvegese di Spitsbergen nel remoto arcipelago artico delle Svalbard. Crediti: Svalbard Global Seed Vault/Riccardo Gangale.

Ma la Svalbard Doomsday Seedbank non è comunque al riparo da altri possibili cataclismi terrestri, come l’innalzamento dei mari causato dai cambiamenti climatici. Ecco perché c’è bisogno di una moderna arca che sia sicura e lontana da ogni possibile catastrofe sulla Terra.

Sono tanti i pericoli per la conservazione della biodiversità sul nostro pianeta: alcuni, come gli impatti di asteroidi, le tempeste solari globali o le eruzioni dei supervulcani, non dipendono dalle nostre attività. Ma molte altre possibili catastrofi sono strettamente legate all’impatto che ha l’uomo sulla Terra: basti pensare alle conseguenze dei cambiamenti climatici, all’eventualità di una guerra nucleare o alle epidemie globali.

Ecco perché l’umanità ha il dovere di proteggere le specie viventi, magari progettando un’arca di Noè a quasi 400mila chilometri di distanza, ma ancor prima evitando che questi cataclismi possano verificarsi sul nostro pianeta.