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Quale destino per la Stazione Spaziale Internazionale?

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di Sabrina Masiero

Parlando di una futura Stazione Spaziale attorno alla Luna, il pensiero va subito alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che orbita attorno alla Terra a circa 400 chilometri di quota. Se l’obiettivo è la Luna, che fine farà la ISS?

La nostra Terra ripresa dalla Cupola della Stazione Spaziale Internazionale. Crediti: NASA

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è diventata la “casa” per 241 persone (non solo astronauti di professione ma anche privati) di 19 nazioni, di cui 5 italiani e 7 turisti. Ma che fine farà questo spettacolare avamposto nello spazio?

Il Punto Nemo

Il Capitano Nemo nacque dalla fantasia dello scrittore francese Jules Verne (1828 – 1905), protagonista del celebre romanzo d’avventura “Ventimiglia leghe sotto i mari” e di un altro capolavoro, “L’isola misteriosa”. Principe misterioso di origini indiane, Capitano Nemo, dopo aver visto la sua famiglia massacrata dagli inglesi, viene dato per morto e ne approfitta per scappare e progettare la sua vendetta. Costruisce il sottomarino Nautilus e con un gruppo di marinai fedeli, si ribella agli Inglesi e a tutti i popoli oppressori affondando tutte le navi che incontra.

Con il nome di Nemo nato dalla fantasia di Jules Verne, oggi si indica una regione nell’Oceano Pacifico molto vasta che si estende per circa 17 milioni di chilometri quadrati (circa 56 volte più grande dell’Italia), il Punto Nemo, che rappresenta il cimitero spaziale terrestre, ossia il luogo dove vanno a morire le navicelle spaziali, le stazioni spaziali e vari satelliti in orbita intorno alla nostra Terra non più funzionanti. Il Punto Nemo è noto anche con l’acronimo di SPOUA, South Pacific Ocean Uninhabited Area.

Locandina del film Ventimila Leghe sotto i mari, Walt Disney. Crediti: Walt Disney.

Dal 1971 a oggi, qui sono stati fatti cadere 263 oggetti spaziali costruiti dal genere umano, compresa la MIR, la Stazione Spaziale Russa da 142 tonnellate, smantellata nel 2001; sono russi anche altri 190 tra i detriti spaziali che riposano nell’area. Inoltre, qui riposano svariate capsule da rifornimento dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Il 2 aprile 2018, non molto lontano dal cimitero dei detriti spaziali, è rientrata in atmosfera anche la Stazione Spaziale Cinese Tiangong 1. Oramai fuori controllo, la Tiangong 1 ha mancato di poco il Punto Nemo: sarebbero stati sufficienti cinque minuti di ritardo nel rientro in atmosfera perché trovasse il suo riposo proprio nel cimitero spaziale, assieme agli altri detriti e frammenti.

Per dare l’idea della distanza che separa il Punto Nemo da qualsiasi luogo abitato, è sufficiente pensare che gli uomini e le donne più vicini a esso non si trovano sulla Terra, ma addirittura nello spazio: la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) orbita intorno alla Terra al massimo a una distanza di 416 chilometri. Il Punto Nemo dista ben 2.688 chilometri dalle isole più vicine, in particolare, è collocato a oltre 4.800 chilometri dalla costa est della Nuova Zelanda e 3.200 chilometri dalla Penisola Antartica.

Il polo oceanico dell’inaccessibilità. Crediti: Focus – Wikimedia Commons

Proprio la distanza da ogni forma di interazione umana, come ad esempio il traffico marittimo, ha reso il Punto Nemo una sorta di cimitero per i veicoli spaziali che non possono più rimanere in orbita, perché rappresenterebbero un pericolo per altri satelliti funzionanti. Tali satelliti vengono indirizzati alle coordinate 48°e 52,6’ minuti di latitudine sud e a 123° e 23,6’ di longitudine ovest, le coordinate del Punto Nemo, proprio perché lontano da tutto e da tutti. Pare che tali relitti spaziali facciano pochi danni all’ecosistema, perché il Punto Nemo si trova all’interno di una corrente oceanica rotante dove esistono poche forme di vita, diventando la regione meno biologicamente attiva dell’oceano mondiale, secondo quanto ha affermato l’oceanografo Steven D’Hondt. In realtà, qui, di forme di vita ce ne sono e sono date dalla presenza di molti batteri, oltre a qualche creatura che si nutre di essi, come il granchio yeti, scoperto una quindicina di anni fa, nel 2005.

Nonostante il Punto Nemo sia il luogo più remoto della Terra, non è immune dal problema che affligge la Terra: i rifiuti prodotti dall’uomo, che vengono intrappolati nel vortice della corrente rotante. Il Polo oceanico dell’inaccessibilità è quindi molto lontano dalla civiltà ma, comunque troppo vicino all’inciviltà degli uomini.

Rispetto alla Stazione Spaziale russa MIR, la ISS pesa quasi 500 tonnellate, è quattro volte più grande e ha la superficie di un campo da calcio. Se nel 2025-2026 si pensasse di farla rientrare sulla Terra in modalità controllata dopo decenni di attività nello spazio, tale rientro non sarebbe sicuramente una manovra semplice. In effetti si dovrebbero tenere in considerazione tutti i frammenti che non possono disintegrarsi durante il rientro in atmosfera e che arriverebbero nell’Oceano Pacifico creando sicuramente un’onda altissima. Si stima che l’impatto di una struttura così complessa come la ISS andrebbe a ridisegnare il fondale oceanico, diventando sicuramente uno dei rientri più spettacolari da seguire.

La distribuzione dei relitti nel cimitero delle sonde spaziali, divisa per agenzie spaziali. © Katie Peek via Popular Science

In realtà, si sta progettando uno smantellamento non completo della ISS a partire dal 2025, che dovrebbe essere completato entro il 2028. Alcune parti della ISS potranno essere perciò tenute nello spazio per essere riutilizzate in una nuova stazione spaziale.

Nel febbraio 2020 la NASA ha selezionato l’azienda Axiom Space di Houston per progettare, costruire e trasportare un modulo abitabile che dovrà aggiungersi ai moduli già presenti della ISS. Questo modulo sarà in realtà una vera e propria cabina di lusso che dovrebbe essere spedita e agganciata nel 2024. Da quel momento, non solo i viaggi verso la ISS (andata/ritorno) ma anche la ISS stessa verrebbe aperta ai privati. La ISS, oltre che come casa per i futuri privati o meta turistica, avrebbe ancora il ruolo di laboratorio spaziale, con nuovi test da compiere in microgravità, sviluppati sempre da enti privati. Al primo modulo, agganciato al nodo 2 della ISS (modulo Harmony), Axiom Space ha avuto l’opzione per altri due moduli, che dipenderà dal numero di ospiti che si troveranno a bordo. Ma… la maggior parte della ISS dovrebbe rientrare sulla Terra. Per fare questo, i controllori di missione useranno i razzi che sono presenti sulla Stazione Spaziale per guidarla più vicino alla superficie terrestre, in un’orbita inferiore. Quando sarà abbastanza vicina, la gravità terrestre inizierà ad aumentare e quindi ad attirarla. La ISS inizierà il suo rientro in atmosfera, un rientro controllato, alcune parti bruceranno a contatto con i vari strati atmosferici a causa dell’attrito con l’atmosfera stessa, altre invece si depositeranno sul fondale del Punto Nemo, senza possibilità di recupero.

Stazione Spaziale Internazionale. Crediti: SingularityHub

Il destino sarà allora attorno alla Luna, con una stazione spaziale chiamata Lunar Gateway (dove la permanenza degli astronauti non supererà i 90 giorni) e sulla superficie lunare con una base di monoblocchi fatti di regolite lunare. Pronti per questa nuova avventura?

Lunar Gateway in una rappresentazione artistica della NASA.

Fonte: ANSA S&T Spazio&Astronomia e ISTI-CNR; Focus News.