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Edmond Halley, l’uomo della cometa e delle “stelle fisse” dimenticate

Ben noto è il fatto che Edmond Halley è divenuto famoso per aver riconosciuto, nelle sue apparizioni regolari, la cometa che oggi porta il suo nome. Ma la più importante scoperta di Halley troppo spesso viene trascurata.

Abbiamo motivo di sospettare che ci siano molte più comete che, essendo a distanze remote dal Sole ed essendo oscure e senza coda, possano per questo motivo sfuggire alla nostra osservazione.”
Edmond Halley, Transactions of the Royal Society of London, Vol. 24, 1706 p. 882

Edmond Halley nacque nel 1656, un decennio prima che un altro grande fisico inglese, Isaac Newton (1643-1727), nella sua tenuta di Woolsthorpe Manor, non desse avvio alla grande rivoluzione di tutti i tempi: la nascita delle leggi della dinamica e della gravitazione, con l’intuizione della Legge di Gravitazione Universale.
Halley fu in effetti l’unico con cui Newton non riuscì a litigare: troppo fedele, troppo devoto, tanto generoso, ma così tanto da pagare a Newton le spese di stampa del suo capolavoro, Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, ossia I principi matematici della filosofia naturale, altrimenti rimasti nascosti nei cassetti di casa Newton.

Ancora ragazzo, Edmond entrò in contatto con John Flamsteed (1646-1719) pubblicando tre studi: sulla comparsa di una grande macchia solare, su Marte occultato dalla Luna e sulle orbite planetarie. Era alto, atletico, piaceva alle donne e gli piaceva viaggiare: il contrario di Isaac, che non brillava per avvenenza e passò tutta la vita tra il villaggio natale e Londra.

Impressionato dalle doti scientifiche del giovane, Flamsteed suggerì ad Halley che sarebbe stato utile stabilire in modo rigoroso la posizione di qualche centinaio di stelle non visibili da Londra. Il giovane fu entusiasta dell’idea e per realizzarla ottenne dal padre un finanziamento di 300 sterline l’anno, il triplo dello stipendio di Flamsteed. Così, interrotti gli studi a Oxford nel 1676 senza laurearsi, Edmond si imbarcò per i mari del Sud, destinazione l’Isola di Sant’Elena, con l’incarico di disegnare una mappa del cielo australe.

Sulla nave, appartenente alla Compagnia delle Indie, viaggiava anche una coppia sposata che da anni cercava invano di avere figli. Una grande amicizia sbocciò tra Edmond e quella coppia. E ben noto che, in mancanza di tempeste o naufragi, i viaggi per mare sono noiosi, un po’ di compagnia aiuta ad ammazzare il tempo. Durante la traversata la signora rimase incinta e nove mesi dopo, a Sant’Elena, mentre Edmond misurava la posizione di 340 stelle australi, partorì un vispo bambino. Maliziosamente, John Aubrey (1626-1697) fisico, naturalista e scrittore pettegolo, fa notare la coincidenza. Halley parlò, invece, del lieto evento come di un beneficio effetto del viaggio per mare e dell’aria salubre dell’isola. La stessa aria sarebbe poi risultata nociva per Napoleone Bonaparte.

John Flamsteed fu fondatore dell’Osservatorio di Greenwich e primo astronomo reale inglese. Le mappe stellari della sua Historia Coelestis Britannica raggiunsero la precisione di 10 secondi d’arco, ma lui era così restio a far conoscere i risultati del suo lavoro che Edmond dovette pubblicarle di nascosto. Quando Flamsteed se ne accorse, bruciò 300 delle 400 copie uscite dalla tipografia. Suo successore nell’incarico di astronomo reale fu lo stesso Halley.

Dipinto di Samuel Scott del 1759. La scena raffigura la cometa di Halley sopra la città di Londra. L’Abbazia di Westminster è visibile nella parte sinistra. Crediti: cliccare sull’immagine.

Ben noto è il fatto che Edmond Halley è divenuto famoso per aver riconosciuto, nelle sue apparizioni regolari, la cometa che oggi porta il suo nome: cosa importante per comprendere la natura di questi oggetti celesti e per confermare la legge di gravitazione universale.

Halley ne previde il ritorno nell’autunno 1758. La cometa si presentò nell’aprile dell’anno dopo con 200 giorni di ritardo. Edmond non aveva tenuto conto dell’influsso gravitazionale di Giove e di Saturno, due giganti nel nostro Sistema Solare che perturbano l’orbita di oggetti di così piccole dimensioni. La delusione gli fu risparmiata: Halley era morto 17 anni prima, si dice in allegria, sorseggiando un bicchiere di vino.

Nel 1729 la vedova di John Flamsteed pubblicò il suo Atlas Coelestis, assistito da Joseph Crosthwait e Abraham Sharp. Questa copia è di proprietà del Derby Museum and Art Gallery. Crediti: Wikipedia, cliccare sull’immagine

Ma la più importante scoperta di Halley troppo spesso viene trascurata. Mentre curava la pubblicazione del catalogo stellare di Flamsteed notò che, pur tenendo conto della precessione, molte stelle erano spostate rispetto al catalogo di Ipparco (II secolo a.C.). La posizione della stella Arturo, la più luminosa della costellazione del Bifolco, differiva di un grado abbondante. Le misure di Flamsteed erano precise entro 10 secondi d’arco, quelle di Ipparco entro una decina di primi. La conclusione poteva essere una sola: anche le stelle si muovono di moto proprio.

Fu Halley a dare l’ultimo colpo alla cosmologia antica. Dopo di lui non esistettero più “stelle fisse”.

Nota:
Sir Isaac Newton nacque il 4 gennaio 1643, ma secondo il calendario Giuliano la sua nascita avvenne il 25 dicembre 1642. Il Calendario Giuliano fu introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C., ed era ancora in uso in Inghilterra quando Newton nacque. Tuttavia, si è soliti utilizzare il Calendario Gregoriano che fu introdotto nel 1752, molto dopo la morte dello stesso Newton, avvenuta nel 1727 e fissare la data della nascita di Isaac Newton il 4 gennaio 1643.

Crediti immagine di copertina: Edmond Halley di Richard Phillips – National Portrait Gallery – NPG 4393, pubblico dominio. Wikipedia