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BepiColombo arriva al suo primo appuntamento con Venere

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Al mattino, prima dell’alba, in questi giorni di ottobre è ben visibile il pianeta Venere. Ieri, 15 ottobre 2020 alle ore 05:58 (italiane), la sonda BepiColombo dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dell’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) ha compiuto il primo di due flyby a Venere, passando a diecimila settecento venti chilometri dalla superficie del pianeta. Il secondo avvicinamento al pianeta è previsto per l’agosto del prossimo anno. La sonda BepiColombo ha come tappa finale il pianeta Mercurio, ma per raggiungerlo, nel suo lungo viaggio sfrutta l’azione gravitazionale di alcuni pianeti. Questa gravity assist viene chiamata anche effetto fionda e fu pensata proprio da Bepi (Giuseppe) Colombo.

Nel 1970 l’italiano Giuseppe Colombo al JPL della NASA suggerì di sfruttare l’azione gravitazionale del pianeta Venere per poter modificare e orientare la sonda Mariner verso il pianeta Mercurio e fargli effettuare altri due incontri ravvicinati che inizialmente non erano in programma. Il Mariner 10 nel 1974 divenne così la prima sonda interplanetaria a sfruttare questo effetto di gravity assist, ora usato in tutti i viaggi.

La sonda BepiColombo ne frutterà ben nove, uno con la Terra, due con il pianeta Venere e ben sei col pianeta Mercurio prima di entrare in orbita attorno ad esso. Il primo flyby con la Terra è avvenuto nell’aprile scorso immortalando dallo Spazio il nostro pianeta in pieno lockdown per la pandemia di Covid-19; il secondo ieri, con Venere, e il prossimo, sempre con Venere, è in programma il prossimo10 agosto 2021. Ci saranno altri sei gravity assist con lo stesso Mercurio prima di entrare nella sua orbita definitiva, nel 2025, dopo 7 anni di viaggio.

Gli strumenti italiani a bordo della missione BepiColombo sono quattro: tre di questi progettati e costruiti da ricercatori e tecnologi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ed il quarto dell’Università La Sapienza di Roma. Si tratta, in particolare, di SERENA, una suite di 4 sensori di ioni e particelle neutre che studieranno la debolissima atmosfera di Mercurio (detta ‘esosfera’) e
la sua interazione con la superficie, la magnetosfera e il vento solare; SIMBIO-SYS, una suite di tre strumenti ottici che forniranno immagini della superficie del pianeta sia in 2D sia in 3D, indicandone anche la composizione; ISA, che misurerà le accelerazioni non gravitazionali e sarà di supporto a un ultimo strumento, MORE, nella stima del campo di gravità di Mercurio, dando informazioni preziose sul il suo interno, e nei test della teoria della relatività di Einstein.

Durante il flyby a Venere, SERENA ha potuto operare per lo studio della composizione del vento solare e delle popolazioni di ioni della magnetosfera indotta del pianeta, e i processi di interazione tra vento e radiazione solare con l’alta atmosfera di Venere. ISA ha dato un supporto alle misure per determinare estensione e densità delle regioni di interazione. Il KaT di MORE ha operato per migliorare le effemeridi del pianeta, mentre SIMBIO_SYS non ha operato durante il flyby perchè totalmente ostruito.