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Avevamo un sogno, una cometa…

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#galhassinrestaacasa

di Sabrina Masiero 

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripresa dalla NAV CAM a bordo di Rosetta i l 9 febbraio 2015 da una distanza di 105 chilometri. Tempo di esposizione 6 secondi. Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0

E’ stato un momento davvero incredibile nella storia dello studio delle comete. Nei film di fantascienza abbiamo visto mondi lontani creati con le grandi tecniche digitali e con la fantasia umana. Ma con la missione Rosetta & Philae dell’Agenzia Spaziale Europea nel 2014, abbiamo visto la superficie del nucleo di una cometa, quello della 67P/Churyumov-Gerasimenko. Non c’è nulla di fantascientifico nelle immagini e nelle riprese che abbiamo ricevuto da un mondo così lontano, eppure tutto sembrava incredibile.

Certo, e’ una superficie polverosa, ricca di rocce e di fratture, di crateri e di altipiani. Le immagini della NASA ci avevano abituato alla superficie lunare grigia e ricca di crateri, ai rover su Marte che lasciavano le loro impronte impresse sul terreno rosso, ai tuffi di alcune sonde nell’atmosfera di Venere o di Titano o di Giove. Ma qui c’era qualcosa di più. C’era un bersaglio grande neppure 4 chilometri di forma irregolare, che assomigliava più a un funghetto che ad un oggetto sferico. C’era un oggetto irregolare e piccolissimo che era stato individuato e raggiunto dopo oltre dieci anni di viaggio. C’era una superficie attiva, dove il gas e la polvere la facevano da padrona e che si stava sempre più avvicinando al Sole, che l’avrebbe scaldata e fatto aumentare la sua attività. C’era un oggetto in rapida rotazione e una sonda, Rosetta, che non era esattamente in orbita attorno ad essa. Si avvicinava e si allontanava, descrivendo ellissi o curve dalle forme strane. E poi, non dimentichiamo, ci siamo stati anche noi, con tutta la passione, con tutto l’entusiasmo, con tutta l’applicazione fisica e intellettuale, con la nostra tecnologia e la nostra esperienza. Avevamo un sogno. Una cometa.

Oggi quel sogno si e’ realizzato. E la cometa non e’ mai stata così vicina, come allora.

Chissà mai dove si e’ nascosto Philae, ci si chiedeva all’inizio, ma non era l’obiettivo degli ultimi avvicinamenti di Rosetta. Poi, poco prima della fine della missione, il 5 settembre 2016, fu scovato nascosto, in penombra, mezzo inclinato, c’era, ma era non attivo. Dalle immagini raccolte i tecnici ESA osservarono ovunque per scovare Philae anche nel lobo minore del nucleo cometario, laddove Philae si era posato saltellando tre volte senza aver avuto la possibilità di caricare le sue pile con l’energia solare.

Sabato 14 febbraio 2015 rimarrà nella storia dell’esplorazione spaziale. Rosetta ebbe il suo massimo avvicinamento alla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko esattamente alle 12.41 UT sopra la regione Imhotep, nel lobo maggiore.

Raccontiamola come si racconta una favola. C’era una volta una sonda che si e’ avventurata molto vicino ad una cometa. Tanti giri ha dovuto compiere, allontanandosi e poi avvicinandosi, un chilometro dopo l’altro, orbita dopo orbita, sempre più vicino verso il suo obiettivo. Fotografare la superficie, analizzarne la composizione, annusare i gas cometari per lasciarci mole di dati da interpretare, che comporteranno anni di lavoro e migliaia di persone coinvolte.

Quando ho visto questa foto per la prima volta ho pensato ad una persona soltanto. Ve lo confesso, anche se non dovrei fare preferenze. E’ un pensiero però basato sulla mia esperienza, sulla mia vita, sui miei studi. Ho pensato agli occhi del Prof. Cesare Barbieri che si posavano su quell’immagine. Il Prof. Barbieri e’ stato il mio maestro e guida molto prima di frequentare il corso di Astronomia all’Università’ di Padova. Osservare quella foto era come se cercassi la sorpresa negli occhi di chi aveva sognato prima di me, realizzando e concretizzando un sogno. Ne sono convinta. Doveva essere un bambino quando sognava di vedere la superficie di una cometa, doveva essere stato un giovane studente universitario quando si chiedeva com’era fatta e che forma aveva una cometa,  ed era PI dello strumento OSIRIS a bordo di Rosetta nel momento in cui Rosetta esplorava e compiva dei miracoli tecnologici, avrà avuto il batticuore nel vedere, giorno dopo giorno, prendere forma i dettagli della superficie proprio il giorno degli innamorati di qualche anno fa, rivelando una superficie cometaria senza precedenti.

Da piccola avevo sognato di toccare le stelle con lo scalone del nonno. Se fossi bambina oggi la mia immaginazione andrebbe lì sulla superficie della cometa. Appoggerei lo scalone proprio su un lobo e mi arrampicherei, per rotolare su quella roccia polverosa gridando al mondo la mia gioia.

Il montaggio di un’immagine e’ piuttosto complesso dato che risulta la combinazione di quattro immagini prese in istanti diversi e in posizioni differenti della sonda Rosetta rispetto alla superficie della cometa. Fotografare con una camera che e’ in movimento un oggetto che ruota e che si muove di moto proprio, e’ un’impresa piuttosto complessa. Ogni immagine elaborata, formata dalla combinazione di quattro immagini, dalla prima all’ultima, combina l’effetto della rotazione della cometa e del moto della sonda. Qualche ritocco dunque, dopo l’acquisizione delle immagini c’e’, ed e’ giustificato da questa sovrapposizione complessa di fenomeni. Questo lo si fa sempre, con ogni oggetto celeste che si osserva. Non è più una novità che ci deve sorprendere.

La superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripresa dalla NAV CAM quando la sonda Rosetta si trovava a 8,9 chilometri dalla superficie. L’immagine e’ stata presa il 14 febbraio 2015 alle ore 14.15 UT. La scala e’ di 0,76 m/pixel, e l’immagine racchiude un’area di 1,35 x 1,37 chilometri. Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0.

Ed eccola la superficie della cometa come non l’avevamo mai vista prima, neppure con la Missione Giotto. Rosetta l’ha fotografata quando si trovava sopra la regione Imhotep nel lobo maggiore della cometa. Questa immagine e’ stata presa alle 14.15 GMT a 8,9 chilometri dalla superficie. Per avere un’idea delle dimensioni la scala e’ di 0,76 m/pixel, e il mosaico ha una dimensione di 1,35 x 1,37 chilometri. Davvero un’immagine affascinante, che ci riporta sulla superficie di un altro corpo del nostro Sistema Solare permettendoci di osservare dettagli mai visti prima.

Le immagini catturate da Rosetta (dalla Navigation Camera a bordo della sonda) hanno mostrato dei dettagli sorprendenti della varietà del suolo cometario che si era già notato nelle settimane precedenti al suo massimo avvicinamento. Hanno mostrato in particolare le fratture molto lunghe e a strati e distese di suolo liscio, coperto di polvere. Al centro e un po’ verso sinistra, si osservano dei rilievi di forma circolare e piatti in superficie. Ovunque, sassi di varie dimensioni, da qualche metro fino a qualche decina di metri. Cheops, il masso più grande che si vede al centro, raggiunge quasi i dieci metri.

Il giorno dopo, il 15 febbraio 2015 Rosetta era già a 135 chilometri dal nucleo. Un allontanamento rapido e veloce. E Rosetta si e’ voltata nuovamente verso la cometa e l’ha fotografata.

La NAV CAM a bordo di Rosetta ha ripreso questa immagine del nucleo della cometa il 15 febbraio 2015 ad una distanza di 125 chilometri dal centro della cometa. Il tempo di esposizione e’ di 4 secondi. Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0

In questa immagine il lobo minore e’ in primo piano, proprio dove si trova Philae, e il lobo maggiore e’, invece, in secondo piano. Particolarmente delicato il bagliore etereo dell’attivita’ della cometa che contrasta con la regione in ombra tra i due lobi. Da questa posizione il materiale espulso sembra prendere la forma di un ventaglio che si apre, piuttosto che la forma di getto collimato che eravamo abituati a vedere in altre immagini. Una tenue atmosfera si nota sopra la superficie del piccolo lobo.

Ora Rosetta e Philae si trovano entrambi sul nucleo cometario. Chissà se i viaggiatori del futuro avranno modo di osservare questi due grandi esploratori della cometa proprio lì sulla superficie della Chury. Ma è anche probabile che, ritornando attiva al prossimo avvicinamento o in quelli successivi, Rosetta e Philae possano venir strappati via con un getto di gas. Non lo sapremo mai.

Grazie Rosetta, e’ stato emozionante!

di Sabrina Masiero